Orion – Metallica

Che il basso sia lo strumento in grado di conquistare e catturare l’attenzione più di ogni altro lo dice la scienza.

Il resto dell’articolo lo puoi trovare la nuovo sito:

http://www.rockandscience.com/2017/09/16/orion-metallica/

 

 

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Supermassive Black Hole – Muse

8 giugno 2010. In un’afosa serata milanese trentacinque mila persone accalcate, urlano all’unisono le parole “supermassive black hole”. Non sono astrofisici, non sono scienziati; è il pubblico presente allo stadio  Meazza di San Siro per il concerto dei Muse, rock band inglese. Cantano e rimandano a un concetto squisitamente scientifico e specialistico. Einstein l’avrebbe mai immaginato?

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Tutto ha inizio il 6 luglio 2006 quando i Muse pubblicano l’album Black Hole and Revelation inserendo nella lista di canzoni la quasi-ballata Starlight, la potente Supermassive black Hole  (la cui uscita come singolo in Italia è del 19 giugno 2006) e l’epica Knight of Cydonia.

Da Marte alla comologia passando per l’evoluzione stellare ce n’è da scrivere un manuale di astrofisica.

Cydonia è infatti quella celebre zona di Marte in cui il gioco di ombre restituisce apparenti sculture antropomorfe e, proprio “nella valle di” Cydonia, su Marte, è ambientata la copertina dell’album che vede 4 cavalieri seduti al tavolo in una landa rossa e deserta illuminata da un cielo azzurro in cui compaiono – ovviamente  in lontananza – la Terra e la Luna.

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Il passo straordinario dell’album è però la terza traccia Supermassive Black Hole, degna di un corso da laurea specialistica in astrofisica.

Se l’ipotesi di buchi neri o dell’esistenza di stelle nere è da far risalire – già nella fisica classica – alla fine  del ‘700, l’idea dell’esistenza di buchi neri supermassicci ha solo 50 anni.

1101660311_400E’ il 1963 quando Maarten Schmidt misura la distanza di un oggetto simile ad una stella scoprendo, diversamente da quanto inizilamente pensato, che si trova a miliardi di anni luce di distanza (l’oggetto in questione è 3C 273).

Un rapido conto mostra allo scienziato che per essere visibile a così grande distanza la presunta stella sta emettendo una enorme quantità di energia.
Le conclusioni a cui arriva Schmidt sono che dietro quella sorgente si nasconde qualcosa di più di una semplice stella! Poichè  questo oggetto sembre una stella ed emette onde nella banda radio dello spettro elettromagnetico le viene dato il nome di QUASAR : Quasi stellar Radio sources.

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Immagine del centro della nostra galassia ottenuta dal satellite Chandra a raggi X – La sorgente è nota con il nome di Sagittarius A

Oggi sappiamo che queste sorgenti sono buchi neri supermassicci (da milioni o miliardi di volte la massa del Sole) ospitati al centro di galassie. La loro radiazione deriva dall’energia gravitazionale persa da materiale che cade nel buco nero (formando un disco di materia noto in astronomia come disco di accresimento).

I più recenti studi  ci dimostrano che con ogni probabilità ogni galassia ospita nel proprio nucleo un buco nero, più o meno attivo. Anche la nostra galassia ne ospita uno ma ha solo 4 milioni di volte la massa del sole ed è tendenzialmente quiescente.

Ma cosa se ne fa Metthew Bellamy, front man del gruppo, di un buco nero supermassiccio? Lo usa per veicolare un’immagine:

“Buchi neri e rivelazioni – sono queste le due aree della scrittura che vengono fuori da gran parte delle canzoni dell’album. Una rivelazione su te stesso, qualcosa di personale, genuino, con cui forse le persone possono relazionarsi. Poi i buchi neri, che sono canzoni che provengono dalle più […] sconosciute parti dell’immaginazione »

E di nuovo nelle mani di Bellamy l’astrofisica diventa arte…

SUPERMASSIVE BLACK HOLE

Oh baby don’t you know I suffer?
Oh baby can you hear me moan?
You caught me under false pretences
How long before you let me go?

Oooh…You set my soul alight
Oooh…You set my soul alight

(You set my soul alight)
Glaciers melting in the dead of night
And the superstars sucked into the supermassive
(You set my soul alight)
Glaciers melting in the dead of night
And the superstars sucked into the supermassive

I thought I was a fool for no-one
Oh baby I’m a fool for you
You’re the queen of the superficial
And how long before you tell the truth

Oooh…You set my soul alight
Oooh…You set my soul alight

(You set my soul alight)
Glaciers melting in the dead of night
And the superstars sucked into the supermassive
(You set my soul alight)
Glaciers melting in the dead of night
And the superstars sucked into the supermassive

Supermassive black hole
Supermassive black hole
Supermassive black hole
Supermassive black hole

Glaciers melting in the dead of night
And the superstars sucked into the supermassive
Glaciers melting in the dead of night
And the superstars sucked into the supermassive

(You set my soul alight)
Glaciers melting in the dead of night
And the superstars sucked into the supermassive

(You set my soul)
Glaciers melting in the dead of night
And the superstars sucked into the supermassive

Supermassive black hole
Supermassive black hole
Supermassive black hole
Supermassive black hole

BUCO NERO SUPERMASSICCIO

tesoro non sai che soffro?
tesoro, non mi senti piangere?
mi hai colto con l’inganno
quanto tempo ci vorrà fino a che
mi lascerai andare via?

mi hai acceso l’anima (è in fiamme)
mi hai acceso l’anima (è in fiamme)

I ghiacciai si sciolgono alla fine della notte
e la superstar è succhiata nel super-enorme buco nero
mi hai acceso l’anima (è in fiamme) (x2)

credevo di non esser considerato stupido da nessuno
ma baby tu credi io sia uno stupido
sei la regina del superficiale
ma quanto ci vorrà ancora prima che tu dica la verità?

mi hai acceso l’anima (è in fiamme)
mi hai acceso l’anima (è in fiamme)

I ghiacciai si sciolgono alla fine della notte
e la superstar è succhiata nel super-enorme buco nero
mi hai acceso l’anima (è in fiamme) (x2)

buco nero Supermassiccio
buco nero Supermassiccio
buco nero  Supermassiccio
buco nero Supermassiccio

I ghiacciai si sciolgono alla fine della notte
e la superstar è succhiata nel super-enorme buco nero
mi hai acceso l’anima (è in fiamme) (x4)

buco nero Supermassiccio
buco nero Supermassiccio
buco nero  Supermassiccio
buco nero Supermassiccio

“Tutte le stelle… del Rock!”

“Tutte le stelle del rock”

50 anni di astronomia raccontati attraverso una rivoluzione musicale

 – Conferenza di Ilaria Arosio –


RNS chitarra

È l’11 luglio 1969 quando esce il singolo di David Bowie Space Oddity; nove giorni più tardi gli americani metteranno per la prima volta il piede sulla Luna e la canzone di Bowie farà da sottofondo musicale alla diretta televisiva della BBC.

Qualche anno più tardi, l’8 giugno 2010, in un’afosa serata milanese trentacinque mila persone accalcate, urlano all’unisono le parole “supermassive black hole”. Non sono astrofisici, non sono scienziati; è il pubblico presente allo stadio G. Meazza di San Siro per il concerto dei Muse, rock band inglese. Cantano e rimandano a un concetto squisitamente scientifico e specialistico. Einstein l’avrebbe mai immaginato?

David Bowie e i Muse non sono i soli: dai Pink Floyd ai Genesis, passando per i Queen, Pearl Jam, Police e arrivando a Bruce Springsteen, Radiohead e Coldplay da 60 anni il rock‘n’roll attinge alla scienza e all’astronomia giocando con concetti, formalismi, suoni e parole.

Le canzoni e gli album pubblicati tra gli anni 1950 ed oggi rimangono infatti impregnati di quelle tematiche scientifiche che sono state in grado di influenzare il pensiero collettivo nel contesto dei cambiamenti culturali avvenuti nell’ultima metà del secolo scorso: la corsa allo spazio, l’esistenza dei buchi neri, l’espansione dell’universo, l’evoluzionismo di Darwin o la scoperta del bosone di Higgs.

La scienza ogni giorno ci restituisce immagini, idee e sensazioni che entrano nel bagaglio culturale collettivo; tutti le vivono, molti le colgono e qualcuno le restituisce a tempo di rock!

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